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Bufala-privacy su Facebook: di nuovo!

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Tags: privacyfacebookbufala
Da qualche giorno molti utenti stanno pubblicando sui loro diari di Facebook un messaggio che, citando diverse fantomatiche leggi, dovrebbe servire a tutelare la privacy di chi lo pubblica ed evitare che il social network utilizzi le informazioni personali dei suoi iscritti. Si tratta di un lungo documento in "legalese strampalato", una sorta di autocertificazione, con il quale il postante si dichiara proprietario legale di tutto ciò che ha postato sul social e diffida chiunque dall'utilizzare, diffondere, divulgare, copiare foto, informazioni e altri contenuti, protetti dal diritto d'autore. Tutto questo perché Facebook avrebbe «scelto di includere un software che permette il furto di informazioni personali»... il post si conclude con l'invito (quasi intimidatorio) rivolto a tutti gli utenti a copiarne e condividerne il contenuto sulla propria bacheca, affinchè ciascuno possa proteggere i propri contenuti.

Diciamo subito che si tratta solo dell'ennesima BUFALA che circola sul noto social in blu!

Il testo che sta comparendo su migliaia di profili è questo: "A causa del fatto che Facebook ha scelto di includere un software che permette il furto di informazioni personali, dichiaro quanto segue: oggi, giorno 25 novembre 2014, in risposta alle nuove linee guida di Facebook e articoli l. 111, 112 e 113 del Codice della proprietà intellettuale, dichiaro che, i miei diritti sono associati a tutte le mie informazioni personali, dipinti, disegni, fotografie, testi, ecc… postati sul mio profilo. Per l’uso commerciale di quanto sopra, è necessario il mio consenso per iscritto in qualsiasi momento.
Chi legge questo testo può copiarlo e incollarlo nella propria bacheca di Facebook. Ciò consentirà di porsi sotto la protezione del diritto d’autore. Informo Facebook, che è severamente vietato divulgare, copiare, distribuire, diffondere o fare qualsiasi altra azione contro di me, sulla base di questo profilo e / o dei suoi contenuti. Le misure di cui sopra si applicano anche ai dipendenti, studenti, agenti e / o dipendenti, sotto la direzione di Facebook. Le informazioni riservate sono incluse nel contenuto del profilo. La violazione della mia privacy è punibile dalla legge (UCC 1 1 1 1-308-308-308-103 e Lo Statuto di Roma). Tutti i membri sono invitati a pubblicare un annuncio di questo tipo, o se si preferisce, questo testo può essere copiato e incollato. Se non si pubblica questa dichiarazione almeno una volta, tacitamente si consente l’utilizzo di elementi quali foto, così come le informazioni contenute nell’aggiornamento del proprio profilo."
Già ad una prima lettura si intuisce che il messaggio altro non è che una traduzione automatica e decisamente molto goffa di un qualche contenuto. Ed in effetti, si tratta proprio della traduzione di un post molto simile che sta circolando da un pò di tempo sui profili social in lingua inglese di Facebook. Proprio l'italiano non corretto utilizzato nella stesura del post è, infatti, il primo campanello di allarme. D'altra parte, non è la prima volta nella storia del social che messaggi simili circolano con insistenza tale da diventare virali. E, come già successo in passato, è molto probabile che a scatenare nuovamente la bufala siano le mail che Facebook sta spedendo in questi giorni ai propri utenti e che illustrano le nuove politiche sulla privacy in vigore da gennaio 2015. In realtà, le modifiche annunciate da Facebook altro non sono che una semplificazione delle norme sulla privacy già esistenti: semplificazione decisa per rispondere alle richieste in tal senso avanzate da molte associazioni di consumatori per la difesa della privacy e dagli stessi iscritti al social network. L’avviso sull’imminente modifica di queste condizioni viene mostrato di frequente su Facebook e di conseguenza gli utenti meno esperti, tratti in inganno dal tono del messaggio, tendono a ritenere fondato il post in questione e lo condividono nel tentativo di tutelarsi in qualche modo.
Preciso subito, che pubblicare messaggi del genere sul proprio profilo non serve assolutamente a nulla. Si tratta solo della tipica "catena di Sant'Antonio". La legge, infatti, stabilisce che a far fede nei rapporti tra utente e social non sono certo le "autocertificazioni", ma le Condizioni d'uso che ogni iscritto ha accettato espressamente al momento del suo ingresso sul social. Anche se è pacifico che (purtroppo!) quasi nessuno presta loro la dovuta attenzione, tali Condizioni prevedono che, postando contenuti sul social, l'utente conceda a Facebook "una licenza non esclusiva, trasferibile, subappaltabile, royalty-free e valida in tutto il mondo su qualsiasi proprietà intellettuale che venga postata su Facebook o in siti collegati a Facebook".
Questo significa che se decidete di postare qualunque contenuto su Facebook (ad esempio la foto del vostro pesciolino rosso), la foto resta di vostra proprietà, ma concedete a Facebook la licenza di utilizzarla come e quando crede, coerentemente con le vostre impostazioni di privacy. Ed è questo, a mio avviso, il vero nodo cruciale! La maggior parte degli utenti con ogni probabilità non ha mai messo mano alle impostazione sulla privacy del proprio profilo social: è qui che è possibile decidere quali contenuti personali condividere e, soprattutto, con chi. Il consiglio, quindi è di impostare la vostra privacy sul social al livello che ritenete opportuno in funzione delle vostre necessità e preferenze, fermo restando che l'unica soluzione davvero efficace, se non si è d’accordo con il modo in cui Facebook tratta i propri dati personali, è quella di rimuovere il proprio profilo o non iscriversi affatto.

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