Dal 3 novembre 2025 LinkedIn acquisirà i dati degli utenti per addestrare i suoi modelli di AI. Ecco cosa fare per opporsi.
Pubblicato da Studio Nassisi® | Servizi Informatici in Alert · Giovedì 30 Ott 2025 · 5:15
Com'era facilmente prevedibile, dopo Meta, anche le altre piattaforme social stanno facendo di tutto per imporre a forza e senza il preventivo consenso degli utenti i propri algoritmi di intelligenza artificiale.
Formalmente, lo scopo è sempre quello di acquisire i dati personali dei propri iscritti a fini di addestramento dei propri modelli AI con la “solita” promessa di migliorare l’esperienza utente ed arricchire con nuove funzionalità intelligenti la piattaforma.
Ora è il turno di LinkedIn che, dal prossimo 3 novembre 2025, introdurrà di default una funzione che rende possibile ed automatica l’acquisizione di tutti i dati personali e professionali degli utenti iscritti alla piattaforma, compresi i cittadini europei. Secondo le dichiarazioni dell’azienda, l’acquisizione non riguarderà i messaggi personali scambiati dagli utenti ed i dati dei minori.Il “modus operandi” è, ancora una volta, quello basato sul silenzio/assenso degli utenti… modello ormai super collaudato e che, bisogna ammettere, funziona alla grande!
L’attivazione di queste funzionalità AI è, infatti, automatica e non c’è un PREVENTIVO ed ESPLICITO consenso da parte dell’utente come vorrebbero le linee guida del GDPR (normativa a tutela e protezione dei dati personali dei cittadini europei).
L’attivazione di queste funzionalità AI è, infatti, automatica e non c’è un PREVENTIVO ed ESPLICITO consenso da parte dell’utente come vorrebbero le linee guida del GDPR (normativa a tutela e protezione dei dati personali dei cittadini europei).
Le tanto discusse e controverse “funzionalità intelligenti”, infatti, vengono sistematicamente introdotte ed attivate a forza sulle piattaforme e l’onere di una eventuale opposizione viene scaricato completamente in capo al singolo utente.
Tradotto significa che se non fai nulla dai automaticamente il tuo esplicito consenso al gestore del servizio.
Tale approccio, come si può facilmente immaginare, indirizza e condizione pesantemente il comportamento degli utenti nella direzione voluta dalle piattaforme poiché, come già successo nel recente passato per Meta, Google & C., solo gli utenti più accordi interverranno nelle impostazioni dei propri profili per limitare l’invasività di tali funzionalità.
Anche questa volta, infatti, il timore è che con ogni probabilità la maggior parte delle persone non farà nulla ed è su questo atteggiamento passivo degli utenti (ormai abituati da tempo a sottostare a qualsiasi imposizione da parte della BigTech di turno) che le piattaforme fanno enorme affidamento per raggiungere i loro obiettivi di continuo e sempre più profondo rastrellamento di informazioni e dati personali.
Il problema è legato al fatto che molti utenti, semplicemente, si disinteressano degli aspetti legati alla propria privacy, altri non prestano la dovuta attenzione agli avvisi che le piattaforme mostrano loro o, più frequentemente, non ne comprendono la portata in termini di privacy e gestione dei propri dati personali (va detto, tra l’altro, che molto spesso questi avvisi sono - volutamente - tutt'altro che chiari ed espliciti). Altri utenti non vengono a conoscenza per tempo dell’introduzione di queste nuove funzionalità o non sanno come intervenire per bloccarle.
Nel caso specifico di LinkedIn, oltre ai dati personali degli utenti, in ballo ci sono enormi quantità di dati professionali a cui i modelli di AI potranno liberamente attingere: profilo (nome, cognome, ruolo professionale o aziendale, formazione, competenze acquisite, certificazioni conseguite e quant'altro), post, foto, articoli, interazioni effettuate sulla piattaforma (sostanzialmente tutti i contenuti pubblici prodotti), attività professionali salvate nel profilo, curriculum vitae eventualmente salvati, ricerche effettuate, commenti.Anche chi non è iscritto a LinkedIn, di fatto, non può considerarsi escluso da questa attività di rastrellamento, poiché se viene menzionato da un iscritto al servizio o qualche utente pubblica dati che lo riguardano, anche queste informazioni saranno oggetto di acquisizione da parte dei modelli di AI.
Come se ciò non bastasse LinkedIn dichiara esplicitamente che i dati raccolti ed elaborati dai suoi modelli di intelligenza artificiale saranno utilizzati, trattati e messi a disposizione non solo dell'azienda che offre il servizio ma anche da tutti i soggetti collegati ed affiliati, primi fra tutti l’azienda madre di LinkedIn che, per chi non lo sapesse, è Microsoft.
Qual è il problema?
Come più volte ribadito su queste pagine, quando i dati personali di un soggetto vengono acquisiti da un algoritmo di intelligenza artificiale emergono delle criticità e dei rischi specifici che, purtroppo, molto spesso le persone ignorano o sottovalutano, primo fra tutti quelli legati all'irreversibilità dell’operazione di acquisizione.
Una volta che i propri dati vengono acquisiti da una qualsiasi AI, infatti, è praticamente impossibile riappropriarsene, sia tecnicamente che legalmente. Le eventuali opposizioni o limitazioni all'uso mosse dall'utente avranno efficacia solo da quel momento in poi, ossia per le attività future, ma il pregresso resterà a tempo indeterminato “in pancia” al modello di intelligenza artificiale.
Inoltre, restano sempre attuali e concreti i rischi legati all'uso che di questi dati i vari modelli di AI fanno e l'assoluta mancanza di trasparenza che contraddistingue queste tecnologie.
Soprattutto in piattaforme di tipo professionale come LinkedIn, le informazioni di carattere professionale pubblicate nei profili degli utenti potrebbero, senza alcuna difficoltà, essere utilizzati o riutilizzati per attività di profilazione avanzata e per fornire dati sulle attività degli utenti a soggetti terzi che sfruttano queste informazioni per scopi commerciali. L'elaborazione incontrollata di tali informazioni possono avere ripercussioni significative anche sulla reputazione di professionisti ed aziende.
Suggerisco pertanto, ancora una volta, di riflettere adeguatamente e di valutare attentamente tutte queste variabili in modo da scegliere consapevolmente se mantenere attive o meno tali funzionalità.
Per chi fosse interessato ad impedire l’acquisizione dei propri dati per finalità di addestramento dei modelli AI di LinkedIn riporto di seguito i passaggi da seguire.
- Accedere al proprio profilo LinkedIn
- Entrare nelle impostazioni di privacy (Settings & Privacy)
- Individuare la sezione “Dati per migliorare l’AI generativa”
- Spegnere l’interruttore in corrispondenza della voce: “Usa i miei dati per addestrare i modelli di AI per la creazione dei contenuti”.
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